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Preghiera in famiglia – la mano inaridita

(Mc 3,1-6) La mano (l’organo per eccellenza della cura e del dono) “inaridita”, bellissima immagine popolare per dire che essa si sottrae alla sua fonte, diventa secca, non è più vivente, in contatto con il Signore che vuole raggiungere ogni persona. E’ inaridita dai nostri calcoli e dai nostri steccati, e dunque non coglie la sofferenza dell’altro, non coglie l’urgenza della sua sofferenza e pretende di avere “ragione”. Ma se lasciamo che Gesù ci ponga in mezzo all’assemblea e ci ordini “Stendi la tua mano!”, allora il nostro gesto concreto incontra l’altro e raggiunge il senso del riposo sabbatico: un riposo che non è ozio o noia o disimpegno egoistico, ma pace.

Continuate la preghiera attraverso il sussidio di Novembre per la Preghiera in Famiglia.

Da Zattoni, Gillini, “Interno Familiare – Secondo Marco”, Ed. San Paolo, 2001 (Quadro quinto – 3. Il blocco della cura)

Noi genitori, noi coniugi, noi figli, noi fratelli sappiamo bene che cosa significhi una “mano inaridita” nei rapporti tra noi, una mano (l’organo per eccellenza della cura e del dono) così irrigidita, così paralizzata da rifiutarsi di raggiungere l’altro in nome dei propri “sacrosanti motivi”, delle regole che abbiamo reso a nostra misura, per non scomodarci. Ci lasciamo prendere da una rabbia sottile: io non ho ricevuto, eppure devo dare. Terribili equazioni in cui ciò che abbiamo ricevuto (poco o tanto) viene smangiato dalla ruggine del calcolo e della paura. Per una strana paralisi, non sappiamo “spostarci” verso l’altro, nemmeno vogliamo tracciargli una pista perché possa incontrarci. Ebbene, Gesù guarisce la “mano inaridita” e lo fa in un contesto preciso: il giorno di sabato. La legge del riposo festivo, sappiamo, ci è data come “istruzione per la vita”, cioè per renderci liberi dalle nostre schiavitù, come, ad esempio, la esclusiva padronanza del lavoro, dell’accumulo, dello stress sulla nostra vita. Dio, infatti, non ci abbandona nelle mani dei nostri idoli feroci. Ma gli uomini se ne sono impadroniti e l’hanno fatta diventare una restrizione fine a se stessa. Lasciare che Egli guarisca anche la nostra mano irrigidita e ci guidi al vero riposo sabbatico è il modo di riconoscerlo Signore della vita, che si sbilancia sempre a favore della nostra pienezza, del nostro diventare “umani”. Il sabato, infatti, è per l’uomo e per riscoprire in lui l’immagine del divino, la sua parentela con Dio. Infatti, quando lasciamo che il risentimento, l’ostilità, il rancore, l’avarizia o il calcolo rendano la nostra mano irrigidita, allora la moglie dice al marito (o il marito alla moglie): “Dopo quello che mi hai fatto, non pretenderai anche una carezza, un gesto amicale, un agire a tuo favore. Adesso tocca a te! Sei tu che devi e devi …”. E così dice il genitore al figlio (o il figlio al genitore): “Mi hai deluso, non posso farti sentire con un gesto che, anche se disapprovo la tua condotta, sono dalla tua parte”.