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Noi e i musulmani

Più volte papa Francesco ha […] invitato a costruire ponti, non ad innalzare muri.

mondovi-i-musulmani-a-messa-c-e-un-unico-dio-quello-della-pace_articleimageLo dice a tutti, lo dice in modo particolare ai cristiani. Dunque lo dice a noi. Ecco, dunque, la fondamentale domanda che non possiamo evitare: “Noi, quali discepoli di Gesù, come dobbiamo porci di fronte a ciò che sta accadendo ed impaurendo il mondo intero, ma soprattutto la vecchia Europa?”. Per prima cosa dobbiamo dirci chiaro e tondo che le religioni non si sono mai scontrate, né si stanno scontrando oggi. Non c’è una partita che fa giocare Islam contro Cristianesimo. Questo scontro non esiste. Semmai sono esistiti ed esistono dei musulmani che combattono i cristiani o viceversa. Sono le cattive interpretazioni della religione che mettono gli uni contro gli altri, causano violenze, provocano atti di terrore e di persecuzione. E le cattive interpretazioni della religione vengono fatte dalle persone. Sarebbe da folli pensare che l’Isis e l’Islam siano la stessa cosa. […] Occorre impegnarsi a costruire quei ponti di cui parla continuamente papa Francesco. Come cristiani non dobbiamo aspettarci che siano gli altri a fare il primo passo. Questo non è Vangelo. Il Vangelo di Gesù ci chiede di essere attivi nel costruire legami di fratellanza e di solidarietà: “Beati gli operatori di pace”, ha detto Gesù. Cioè: beati quelli che si danno attivamente da fare per la pace, beati quelli che si muovono per primi, anche correndo qualche rischio, su una strada comunque impegnativa. Una domanda può risuonare legittima: “Con chi posso costruire ponti?”. Ognuno è chiamato a costruirli secondo le sue possibilità e il suo ruolo sociale. Noi, nel nostro piccolo, siamo chiamati a costruirli con Mohammed, operaio in fabbrica, con Ayoub, cuoco, con Fatima OSS in una casa di riposo. Non è un’impresa facile. È piena di difficoltà, di asperità da affrontare, di rischi da correre ma è un’impresa necessaria.

Estratto dell’articolo comparso su l’amico n.4 2016.

Leggi anche l’articolo dell’Unione Monregalese del 31.07.2016: Mondovì, i musulmani a messa: «C’è un unico Dio: quello della Pace».

Laudato sì: ecologia e giustizia camminano insieme

La lettera enciclica Laudato si’ è un profondo inno alla vita e una summa ecologica, una magna carta del creato. È un appello realista per l’urgente salvaguardia della «nostra casa comune» rivolto a tutti. È la profetica e attenta consapevolezza di un Papa che accetta il consenso degli scienziati sui cambiamenti climatici, che dichiara la necessità di un’alleanza tra scienze e religioni per la cura dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere… È una critica serrata e aperta al modello di gestione del mondo imposto dalla globalizzazione neo-mercatista, di un’economia che non rispetta l’uomo, alla sottomissione della politica al potere tecnocratico e finanziario e al tempo stesso è un programma educativo rivolto ad ogni persona che abita la comune terra, destinato a scavare nel tempo per la costruzione di una nuova umanità. Questo in estrema sintesi il contenuto di un’enciclica ecumenica che aggiunge un nuovo contributo alla dottrina sociale della Chiesa e inchioda le singole coscienze alle proprie responsabilità nella custodia dell’ambiente, risvegliando il senso della famiglia umana per far crescere la collaborazione e la solidarietà e poter conse- gnare il futuro alle nuove generazioni. Nell’introduzione il Papa rivolge il suo «invito urgente» a rinnovare il dialogo «sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta». «Mai – aggiunge – abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli». «Purtroppo, molti sforzi per cer- care soluzioni concrete alla crisi am- bientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal di- sinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, an- che tra i credenti, vanno dalla negazio- ne del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche». Dopo aver citato il contributo del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, del suo invi- to «alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pia- neta», il Papa propone il modello di san Francesco, dal quale si impara co- me siano «inseparabili la preoccupa- zione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pa- ce interiore»….La salvaguardia dell’am- biente non può essere separata dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzio- ne dei problemi strutturali di un’eco- nomia che persegue soltanto il profit- to. «Abbiamo bisogno di una nuova solidarietà universale». Serve una «con- versione ecologica». Il primo capitolo titolato «Quello che sta accadendo nella nostra casa» tratta della “cultura dello scarto”, dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, «della distruzio- ne senza precedenti degli ecosistemi con gravi conseguenze per tutti noi» e si occupa della questione dell’acqua potabile, «diritto umano essenziale»… Papa Francesco chiede ai responsabili di guardare agli effetti del «cambia- mento globale» che portano a «l’esclu- sione sociale, l’aumento della violenza, il consumo crescente di droghe, la perdita di identità»… Nel secondo ca- pitolo, Francesco invita a considerare l’insegnamento biblico sulla creazione e ricorda che «la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe» e che per risolvere i problemi è «neces- sario ricorrere anche alle diverse ric- chezze culturali dei popoli, alla vita in- teriore e alla spiritualità». «La terra ci precede e ci è stata data», scrive Fran- cesco, affermando che l’invito a «sog- giogare la terra» contenuto nel Libro della Genesi non significa favorire lo «sfruttamento selvaggio» della natura. Siamo chiamati «a riconoscere che ogni «creatura è oggetto della tenerez- za del Padre, che le assegna un posto nel mondo».Nel terzo capitolo il Papa sottolinea la «radice umana» della crisi ecologica, concentrandosi sul «paradig- ma tecnocratico dominante». Scienza e tecnologia «sono un prodotto mera- viglioso della creatività umana», ma non possiamo «ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informati- ca, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo pote- re». Anzi, «danno a coloro che deten- gono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un do- minio impressionante sull’insieme del genere umano». Ed è «terribilmente ri- schioso» che questo potere «risieda in una piccola parte dell’umanità».Nel quarto e quinto capitolo Francesco ri- badisce l’importanza di un approccio integrale «per combattere la povertà» e al contempo «prendersi cura della na- tura». «L’analisi dei problemi ambienta- li è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con se stessa». Il Papa parla di «ecolo- gia sociale», ricordando che «diversi Paesi sono governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sof- ferenze della popolazione», e si «regi- strano con eccessiva frequenza com- portamenti illegali». Anche dove esisto- no normative sull’ambiente, non sem- pre vengono applicate. Francesco cita quindi «l’ecologia culturale», e chiede attenzione per le culture locali. Invita a non «pretendere di risolvere tutte le difficoltà mediante normative unifor- mi», spiega la necessità di assumere la «prospettiva dei diritti dei popoli e del- le culture», perché «l’imposizione di uno stile egemonico di vita legato a un modo di produzione può essere tanto nocivo quanto l’alterazione degli ecosi- stemi». Francesco invita ad «evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profit- ti»… Viene poi sottolineata «l’impor- tanza dell’apporto delle religioni» nella soluzione dei problemi economici, so- ciali e ambientali.Il Papa chiede infine «una conversione ecologica», che rico- nosca il mondo «come dono ricevuto dall’amore del Padre». E «propone una crescita nella sobrietà» chiedendo che l’ecologia diventi «un atteggiamento del cuore».

Permesso, grazie, scusa – Papa Francesco

Dalla catechesi di Papa Francesco del 13 maggio 2015.

maxresdefault[pausa] Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La catechesi di oggi è come la porta d’ingresso di una serie di riflessioni sulla vita della famiglia, la sua vita reale, con i suoi tempi e i suoi avvenimenti. Su questa porta d’ingresso sono scritte tre parole, che ho già utilizzato diverse volte. E queste parole sono: “permesso?”, “grazie”, “scusa”. Infatti queste parole aprono la strada per vivere bene nella famiglia, per vivere in pace. Sono parole semplici, ma non così semplici da mettere in pratica! Racchiudono una grande forza: la forza di custodire la casa, anche attraverso mille difficoltà e prove; invece la loro mancanza, a poco a poco apre delle crepe che possono farla persino crollare.

Udienza Generale di Papa Francesco – 13 maggio 2015

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