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Laudato sì: ecologia e giustizia camminano insieme

La lettera enciclica Laudato si’ è un profondo inno alla vita e una summa ecologica, una magna carta del creato. È un appello realista per l’urgente salvaguardia della «nostra casa comune» rivolto a tutti. È la profetica e attenta consapevolezza di un Papa che accetta il consenso degli scienziati sui cambiamenti climatici, che dichiara la necessità di un’alleanza tra scienze e religioni per la cura dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere… È una critica serrata e aperta al modello di gestione del mondo imposto dalla globalizzazione neo-mercatista, di un’economia che non rispetta l’uomo, alla sottomissione della politica al potere tecnocratico e finanziario e al tempo stesso è un programma educativo rivolto ad ogni persona che abita la comune terra, destinato a scavare nel tempo per la costruzione di una nuova umanità. Questo in estrema sintesi il contenuto di un’enciclica ecumenica che aggiunge un nuovo contributo alla dottrina sociale della Chiesa e inchioda le singole coscienze alle proprie responsabilità nella custodia dell’ambiente, risvegliando il senso della famiglia umana per far crescere la collaborazione e la solidarietà e poter conse- gnare il futuro alle nuove generazioni. Nell’introduzione il Papa rivolge il suo «invito urgente» a rinnovare il dialogo «sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta». «Mai – aggiunge – abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli». «Purtroppo, molti sforzi per cer- care soluzioni concrete alla crisi am- bientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal di- sinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, an- che tra i credenti, vanno dalla negazio- ne del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche». Dopo aver citato il contributo del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, del suo invi- to «alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pia- neta», il Papa propone il modello di san Francesco, dal quale si impara co- me siano «inseparabili la preoccupa- zione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pa- ce interiore»….La salvaguardia dell’am- biente non può essere separata dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzio- ne dei problemi strutturali di un’eco- nomia che persegue soltanto il profit- to. «Abbiamo bisogno di una nuova solidarietà universale». Serve una «con- versione ecologica». Il primo capitolo titolato «Quello che sta accadendo nella nostra casa» tratta della “cultura dello scarto”, dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici, «della distruzio- ne senza precedenti degli ecosistemi con gravi conseguenze per tutti noi» e si occupa della questione dell’acqua potabile, «diritto umano essenziale»… Papa Francesco chiede ai responsabili di guardare agli effetti del «cambia- mento globale» che portano a «l’esclu- sione sociale, l’aumento della violenza, il consumo crescente di droghe, la perdita di identità»… Nel secondo ca- pitolo, Francesco invita a considerare l’insegnamento biblico sulla creazione e ricorda che «la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe» e che per risolvere i problemi è «neces- sario ricorrere anche alle diverse ric- chezze culturali dei popoli, alla vita in- teriore e alla spiritualità». «La terra ci precede e ci è stata data», scrive Fran- cesco, affermando che l’invito a «sog- giogare la terra» contenuto nel Libro della Genesi non significa favorire lo «sfruttamento selvaggio» della natura. Siamo chiamati «a riconoscere che ogni «creatura è oggetto della tenerez- za del Padre, che le assegna un posto nel mondo».Nel terzo capitolo il Papa sottolinea la «radice umana» della crisi ecologica, concentrandosi sul «paradig- ma tecnocratico dominante». Scienza e tecnologia «sono un prodotto mera- viglioso della creatività umana», ma non possiamo «ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informati- ca, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo pote- re». Anzi, «danno a coloro che deten- gono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un do- minio impressionante sull’insieme del genere umano». Ed è «terribilmente ri- schioso» che questo potere «risieda in una piccola parte dell’umanità».Nel quarto e quinto capitolo Francesco ri- badisce l’importanza di un approccio integrale «per combattere la povertà» e al contempo «prendersi cura della na- tura». «L’analisi dei problemi ambienta- li è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con se stessa». Il Papa parla di «ecolo- gia sociale», ricordando che «diversi Paesi sono governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sof- ferenze della popolazione», e si «regi- strano con eccessiva frequenza com- portamenti illegali». Anche dove esisto- no normative sull’ambiente, non sem- pre vengono applicate. Francesco cita quindi «l’ecologia culturale», e chiede attenzione per le culture locali. Invita a non «pretendere di risolvere tutte le difficoltà mediante normative unifor- mi», spiega la necessità di assumere la «prospettiva dei diritti dei popoli e del- le culture», perché «l’imposizione di uno stile egemonico di vita legato a un modo di produzione può essere tanto nocivo quanto l’alterazione degli ecosi- stemi». Francesco invita ad «evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profit- ti»… Viene poi sottolineata «l’impor- tanza dell’apporto delle religioni» nella soluzione dei problemi economici, so- ciali e ambientali.Il Papa chiede infine «una conversione ecologica», che rico- nosca il mondo «come dono ricevuto dall’amore del Padre». E «propone una crescita nella sobrietà» chiedendo che l’ecologia diventi «un atteggiamento del cuore».