Saluto di don Giampaolo

Carissimi parrocchianiScreenshot 2019-01-06 at 09.43.53,

con tutto il dovuto rispetto, mi sembra di trovarmi un po’ nella situazione in cui si è trovato secoli fa Gesù, in un sabato nella sinagoga di Cafarnao, dopo aver letto il brano dal rotolo di Isaia.

L’evangelista Luca annota: “Gli occhi di tutti erano puntati su di lui”. E, penso, non solo gli occhi, certamente anche le orecchie e l’attenzione della mente: “Adesso, cosa dirà?”. È ovvio, ed è scontato che in questo momento le cose da dire sarebbero tante, tantissime. Occorre però scegliere.  Allora scelgo partendo dal 16 Luglio scorso, il giorno in cui il Vescovo è venuto in canonica achiedermi la disponibilità per il trasferimento a Villanova. Al termine del colloquio nell’ufficio parrocchiale mons. Miragoli mi ha dato due giorni di tempo per dirgli di “sì” e mi ha chiesto di dirglielo attraverso una lettera. Lettera che ho puntualmente scritto e che nelle prime righe conteneva, fra le altre, queste parole: “A mente fredda mi rendo meglio conto che lasciare il Sacro Cuore dopo ventun anni di servizio pastorale non significa solo lasciare un luogo e un territorio, ma dei volti, dei nomi, dei legami costruiti nel tempo, dei compagni di viaggio, delle situazioni. Volti diventati cari, legami fattisi forti”. Si tratta di volti dietro ai quali si nascondono tante storie, tante situazioni, alcune felici, altre problematiche, altre dolenti. Sono volti, i vostri volti, che poco per volta ho imparato a conoscere e ad apprezzare, volti con i quali ho fraternizzato e ho camminato, crescendo insieme, maturando insieme, invecchiando anche un po’ insieme. Alcuni di questi volti non sono più qui con noi, o meglio sono con noi ma altrove, nella comunione dei santi, in Paradiso. Non vorrei dimenticarli, i volti del paradiso. Alcuni molto cari. Nei miei ventun anni di servizio all’Altipiano ne ho salutati ben 1.183! 

Ventun anni sono tanti, davvero tanti.  Quando ero ragazzo a ventun anni si diventava maggiorenni. Io, come parroco, sono diventato maggiorenne nei ventun anni vissuti qui e condivisi con voi. Perché con voi e grazie a voi ho imparato a fare il parroco. Quando sono arrivato qui, nell’ormai lontano Giugno 1997, addirittura nel secolo e nel millennio scorso, come sacerdote avevo alle spalle diciotto mesi come viceparroco a Torino, cinque anni come studente-lavoratore a Roma, dieci anni di guida del Seminario diocesano a Mondovì Piazza e di docente a Fossano. Esperienze pastorali, quelle vissute a Torino e Roma, in situazioni diversissime rispetto a Mondovì, e un’attività tutta particolare com’è quella della responsabilità di un Seminario e dell’insegnamento. Come parroco cominciavo da zero o quasi. Per questo gli anni iniziali non sono stati sempre facili.  Anche perché quella del Sacro Cuore all’Altipiano, lo sappiamo, non è una realtà così facile ed è una parrocchia piuttosto esigente. In questi ventun anni credo di aver fatto cose buone, altre certamente meno buone. Come capita a tutti ho commesso anche degli errori, forse ho pure offeso o fatto star male qualcuno, della qual cosa mi scuso e chiedo sinceramente perdono.  Però una certezza la porto con me, assieme a tutti i vostri volti: la certezza di aver amato questa parrocchia, soprattutto di aver amato le persone che la compongono, residenti o no sul territorio. E di aver cercato, come ne sono stato capace, di servirla e di servirvi, conformandomi alla richiesta formulata da Gesù nel Vangelo di oggi: “Chi vuol diventare grande fra voi sarà il servo di tutti”. Con lo stesso spirito di servizio ora vado a Villanova, e ci vado meglio attrezzato per fare il parroco. Però non vi dimentico e vi porto sinceramente in cuore, tutti quanti, nessuno escluso. Porto in cuore i volti bellissimi dei bambini, quelli promettenti dei ragazzi, quelli dei giovanissimi e dei giovani. Porto in cuore il volto con più rughe degli adulti, delle famiglie, quello un po’ cambiato dagli anni degli anziani, che sento sempre più vicini perché ormai anch’io ho già messo un mezzo piede almeno nella “terza età”. Portandovi in cuore ringrazio tutti, in particolare coloro che in questi lunghi anni hanno prestato con generosità e disponibilità, a volte in modo più evidente, altre volte stando umilmente nell’ombra, la loro preziosa opera al servizio della Parrocchia. La parrocchia funziona non solo perché c’è un parroco, ma perché ci sono loro! 

Il grazie va anche, con riconoscenza, a tutti i sacerdoti che, in questi anni, in vario modo e a diverso titolo, hanno collaborato con me. Alcuni sono già in cielo e di là ci guardano, amandoci più di prima: don Ravera, don Cappellino, don Crosetti, don Cugnod. Altri sono operativi altrove, nel vasto campo della vigna del Signore: don Duilio Albarello, don Paolo Roà, don “Pucci”. Un paio sono qui oggi: don Federico che continuerà ad operare con i giovani e l’intramontabile don Mario, che per chissà quan- ti anni sarà ancora con voi, scattante ed entusiasta come sempre. Grazie di cuore. 

Se da oggi per me cominciano gli ultimi giorni del trasloco, per voi inizia l’attesa per il nuovo parroco. Capisco il dispiacere, in molti il dolore per la nostra separazione.  Capisco l’incredulità, la fatica di capire da parte di tanti, capisco le lacrime. Proprio l’altro ieri (siccome ne ho pochi!), ho comprato un libro scritto da una suora psicoterapeuta francese, Anne Lecu che si intitola così: “Il senso delle lacrime”. Mi sarà di aiuto. Però, dopo le lacrime, ritrovate la tranquillità, convinti che dal seme che cade in terra e muore nascono nuovi e abbondanti frutti. Il nuovo parroco, don Beppe, è un bravissimo sacerdote, intelligente, colto, preparato. So che venendo in questa comunità ha il cuore abitato da un po’ di timore. Mi raccomando: accoglietelo bene, a partire dal prossimo 3 Novembre. Fatelo sentire subito a casa, aiutatelo ad inserirsi e a capire come gira la baracca. E continuate il bel cammino con lui, al seguito di Gesù, che non si trasferisce mai ed è sempre fedelmente presente. Io cercherò di darvi ancora una mano, pregando per voi dalle mie nuove parrocchie in quel di Villanova.

Don Giampaolo