Omelia del 15.04.2018 – III di Pasqua (B)

I segni dell’amore non spariscono mai

“Non sono un fantasma”, dice Gesù ai discepoli sconvolti e impauriti per la sua improvvisa apparizione. E aggiunge: “Sono io in carne ed ossa”. I discepoli però non credono ancora. Perciò Gesù chiede e consuma un trancio di pesce arrostito. A quel punto i discepoli si arrendono e credono, perché i fantasmi non mangiano e non bevono.

C’è però un altro particolare sul quale vorrei attirare la vostra attenzione, perché torna in molte delle apparizioni di Gesù risorto. Gesù invita sovente a guardare alle sue mani e ai suoi piedi, anche nel testo letto questa sera: “Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io”. Non invita a guardare al suo volto, come facciamo noi quando vogliamo farci riconoscere da qualcuno o quando presentiamo la carta di identità o il passaporto, là dove c’è la fotografia della nostra bella faccia. No, sulla carta di identità del Risorto non c’è il volto, ci sono le sue mani e i suoi piedi.

Facile intuirne il motivo: su quelle mani e su quei piedi sono presenti i segni dei chiodi, sono incise e ben visibili le ferite del crocifisso. La cosa può anche sembrare strana. Tutto il corpo di Gesù è trasfigurato, Gesù vive di una vita nuova, tantoché i discepoli addirittura non lo riconoscono, ma le cicatrici dei chiodi sono ancora lì e sono ben visibili.

Siccome quello è il Gesù Risorto, ormai entrato nella vita di Dio, seduto alla destra del Padre, ciò significa che quelle cicatrici rimarranno in lui per sempre, in eterno. Gesù è nella gloria ma anche nella gloria porta i segni della sua morte in croce.

Perché? Cosa vuol dire questo? Vuol dire una cosa molto semplice, ma molto bella e molto importante. Quelle ferite rimangono non perché sono il segno della sofferenza. I segni della sofferenza per fortuna scompaiono, vengono cancellati. Le ferite sulle mani e sui piedi di Gesù, e possiamo aggiungere anche quella sul costato, rimangono perché sono i segni dell’amore. Sono sì i segni della sofferenza ma della sofferenza conseguente ad una vita donata. Sono i segni del bene che ci ha voluto Gesù. I segni di dove è arrivato il suo volerci bene. I segni dell’amore e del bene non scompaiono. Non rimangono nel passato. Soni sempre presenti.

E questo non vale solo per Gesù, vale anche per noi. Anche per noi i segni delle cose buone che facciamo, dei gesti d’amore che compiamo, del bene che vogliamo, della generosità che pratichiamo, del perdono che doniamo, non scompaiono. Rimangono per sempre, rimangono nella nostra vita. Rimangono perché sono mantenuti da Dio stesso.

Chiediamoci: “Chi ha risuscitato Gesù? Chi, risuscitandolo, ha conservato i segni dei chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi? Chi poteva cancellarli e non lo ha fatto?”. La risposta è una sola: Dio Padre. Lo abbiamo sentito proclamare con forza oggi da Pietro nella lettura degli Atti degli Apostoli: “Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti”.

Dio Padre ha risuscitato Gesù ma non ha cancellato i segni dell’amore, anzi li ha custoditi come un prezioso tesoro. Nello stesso modo custodirà anche i segni del nostro amore. Questa certezza che oggi ci viene dal Crocifisso Risorto ci dia ulteriore entusiasmo nel compiere con le nostre mani, con i nostri piedi, con i nostri cuori, gesti di amore e di generosità. Anche se costano, come sono costati a Gesù.