Trovo il tesoro

trovo-il-tesoro
Da ragazzi, ma anche poi da adulti, tutti quanti ci siamo entusiasmati almeno una volta per una “caccia al tesoro”. Un classico, ancora oggi, per i campeggi. Molti, poi, hanno letto lo splendido romanzo di Robert Luis Stevenson L’isola del tesoro o visto i film tratti dal libro stesso. Se in Messico si mitizza il tesoro di Montezuma, dalle nostre parti ancora oggi c’è chi è convinto di poter trovare nel fiume Busento, nei pressi di Cosenza, il tesoro di re Alarico. Recentemente ci voleva provare il sindaco Mario Occhiuto, che al fantomatico bottino di ori e argenti sepolto assieme al corpo del re dei Goti nel 408-410 d.C. ha sempre creduto. Sperando di riuscire a trovarlo per trasformarlo in un‘attrazione che possa dar lustro alla città, attirando folle di turisti. Il ministero dei beni culturali, che avrebbe dovuto finanziare l’opera con soldi pubblici, ha invece risposto con un secco “no”, tarpando così le ali, anzi le ruspe, al volitivo sindaco.

Il “tesoro” non è mai solo questione di monete, di ori, di monili preziosi. Il tesoro è sempre di più: è mito, è mistero che affascina, è utopia che mette in moto la fantasia e sprigiona energie. Sarà per questo che nella letteratura biblica l’immagine del tesoro è più volte presente. Limitandoci a quella neotestamentaria ecco qualche esempio: “L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male”, troviamo scritto in Luca 6,45; “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”, scrive Marco in 6,21 e Matteo 13,45 precisa che “il regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. L’immagine, poi, compare nella famosa e breve parabola di Matteo 13,44: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. Il regno dei cieli, non qualcosa di secondario e marginale, il cuore, il centro della predicazione di Gesù, in fondo la persona di Gesù stesso, è dunque paragonato anche ad un tesoro, come altrove viene paragonato al lievito, ad una rete che pesca molti pesci, al seme che cresce da solo senza che il contadino sappia come e quando. Ogni immagine dice qualcosa di particolare e di diverso dalle altre immagini. Quella del tesoro dice soprattutto che “il regno dei cieli” è qualcosa di bello, di prezioso, di assoluto valore, qualcosa su cui vale la pena investire, anzi vale la pena fare grossi investimenti, fino a comprare il campo.

È a partire da queste considerazioni che con il Consiglio Pastorale abbiamo deciso di racchiudere il nuovo anno pastorale sotto lo slogan “Trova il tesoro”. Troppo spesso, infatti, abbiniamo l’essere cristiani alla fatica, all’impegno, al sacrificio, a comandamenti da rispettare, a regole da osservare, a rinunce da praticare. Non è che questi aspetti, tutti o quasi, siano da buttare tra i ferrivecchi. Ci mancherebbe! Però non sono i primi, i decisivi, quelli più importanti, quelli per i quali uno compie la scelta di essere discepolo di Gesù, cioè cristiano. Se la compie e se la mantiene dopo averla compiuta è perché si scopre che in Gesù c’è un fascino, una bellezza, un’attrazione e che la sua proposta è un aiuto, ma non un aiuto qualunque, a vivere bene, con gioia ed entusiasmo la propria vita, malgrado le inevitabili fatiche e sofferenze che sovente la rendono complicata e difficile. Insomma, lo si sceglie proprio perché Gesù è … un tesoro. E lo è anche la vita credente! Un grande filosofo e saggista ebreo del secolo scorso, Martin Buber, ha scritto che “il grande tesoro è lasciar entrare Dio nel presente” e che “il luogo in cui si trova questo tesoro è dove sei tu ora”.

Buber non solo afferma che ciò che ha a che fare con Dio rientra nella categoria entusiasmante del tesoro, ma che questo tesoro non è da ricercare chissà dove, partendo per chissà quale esotica meta, ma è da trovare lì dove si vive, fra le pieghe della propria esistenza, nello snocciolarsi sovente ripetitivo dei giorni, fondamentalmente uguali gli uni agli altri. Se ciò vale davvero, anche per un cristiano, allora vogliamo provare a scoprire come facenti parte dell’unico grande tesoro molti degli aspetti della vita credente. Tesoro ad esempio è la Bibbia, sorgente della fede. Tesoro è la comunità, l’unico luogo in cui la fede può essere chiarita, sostenuta, fatta crescere. Tesoro è la preghiera, la via più immediata per avere Dio “in linea”. Tesoro sono i sacramenti e la loro celebrazione, in primo luogo la Messa della domenica. Per i bambini e i ragazzi tesoro è l’oratorio, luogo dell’esperienza giocosa e amichevole del cristianesimo.

Per questo ogni mese, da settembre a maggio, sarà dedicato al ritrovamento di un tesoro in particolare. Ogni mese saremo invitati ad uscire di casa e a scoprire, come l’uomo della breve parabola di Matteo, nel campo della nostra vita credente un tesoro, a cominciare da questo mese di settembre con il tesoro della Bibbia. Il Consiglio Pastorale ci aiuterà con delle puntuali proposte e dei puntuali e accattivanti suggerimenti. Con l’augurio che la scoperta sia un evento gioioso, che affascina e conquista e che mette in moto delle scelte, come quelle dell’uomo che, senza pensarci troppo e senza paura alcuna, va addirittura a comprare il campo. Buon… tesoro a tutti!

don Giampaolo