Metti il + nella tua vita

screen-shot-2016-11-18-at-15-06-30Sovente il segno meno è indice di qualcosa che non va. Meno occupazione, meno prodotto interno lordo (il famoso PIL), meno natalità (come nella nostra povera Italia). Anche nella vita di tutti i giorni se compare il segno meno non si tratta di un buon sintomo. Meno salute, meno concordia in famiglia, meno genitori e figli. Per non parlare dell’ambito della dimensione religiosa. In giro c’è meno fede, meno devozione, meno passione per il Vangelo. I giovani sono meno credenti. Basta in proposito citare l’ultima fatica del sociologo torinese Franco Garelli che ha pubblicato per i tipi del Mulino un volumetto dal titolo significativo: Piccoli atei crescono. Occorre dunque con urgenza ricuperare il segno più!

Per questo lo slogan del nuovo anno pastorale è: Metti il più nella tua vita. Siccome è impensabile mettere il più da tutte le parti e cancellare tutto d’un colpo i vari meno abbiamo scelto tre ambiti ben precisi: la preghiera, la famiglia, la comunità.

Metti il più nella preghiera. Ne abbiamo tutti bisogno, in quanto la preghiera è un aspetto fondamentale di ogni esistenza credente e in particolare dell’esistenza cristiana. Con Dio, infatti, si entra in relazione solo con la preghiera nei suoi vari aspetti. Preghiera liturgica, preghiera personale, preghiera come ascolto della Parola di Dio, preghiera come meditazione nel silenzio, preghiera come lode e ringraziamento, come domanda, come richiesta di perdono. L’”ora et labora” di san Benedetto, ovviamente adattato, deve valere per ogni cristiano. Accanto alle occupazioni quotidiane di vario genere e di varia natura, compreso il divertimento e il relax, occorre trovare adeguato spazio per questa “occupazione”. Altrimenti ci viene a mancare la linfa che sostiene la nostra vita. Per questo motivo abbiamo compiuto alcune scelte particolari. Abbiamo ad esempio ristampato il magico pieghevole che sta in tasca o nella borsetta, con tutte le principali preghiere del cristiano. Così si ha sempre a portata di mano uno strumento per pregare quando si hanno anche solo pochi minuti a disposizione. Nella preghiera ci vuole anche la fantasia che ci fa pregare anche nei momenti e nelle occasioni più impensate. Per questo abbiamo rimesso a nuovo la cappella feriale intitolandola a un grande orante vissuto a cavallo fra ottocento e novecento, Charles de Foucauld. E l’abbiamo resa più adatta alla preghiera stessa. Per questo abbiamo traslocato l’adorazione a dopo la Messa del giovedì sera, dalle 19 alle 20. Si celebra l’Eucaristia e poi si adora il Santissimo Sacramento e anche chi ha lavorato può partecipare. Se quella sera si cena un po’ più tardi non casca il mondo. Ciascuno, poi, nella sua creatività può trovare le sue personali strade per “mettere il suo più nella preghiera”.

Metti il più nella vita di famiglia. La Chiesa è una famiglia di famiglie. Le famiglie ne sono il nucleo fondamentale, così come lo sono per la società civile. Oggi, dopo secoli di quiete al riguardo, stiamo assistendo ad un radicale ripensamento dell’idea di famiglia. In questo ripensamento c’è del buono e del meno buono, così come accadeva anche ieri e l’altro ieri. Per questo motivo la Chiesa ha dedicato addirittura due Sinodi consecutivi alla famiglia, nell’autunno del 2014 e del 2015. Frutto di questi due Sinodi è la bellissima esortazione apostolica di papa Francesco, l’Amoris laetizia (La gioia dell’amore). È scritta in modo semplice, accessibile a tutti, nello stile abituale di questo papa Comprarla (costa pochissimo) e leggerla sarebbe cosa buona, soprattutto da parte di genitori, sposi, fidanzati, separati, divorziati, conviventi… L’invito è quello di riscoprire l’importanza e il valore dei legami familiari, rinfrescare il ménage quotidiano di una famiglia, diventare, come sposi, genitori, figli una luce che splende nel mondo. Avremo occasioni per parlare di famiglia e suggerire piccoli accorgimenti per mettere in essa il più. Invito tutti ad avere orecchi attenti.

Ecco l’ultimo più da mettere nel corrente anno pastorale. Un più non scontato perché la nostra parrocchia fatica ad essere autentica “comunità”. Ciò accade innanzitutto a motivo della sua storia: prima è nata la parrocchia, poi il quartiere e non viceversa, come altrove. Quando un quartiere desidera diventare Parrocchia si uniscono i cuori e le azioni. Viceversa no. Inoltre quello dell’Altipiano è un quartiere disomogeneo, non sufficientemente aggregato, nel quale molti vivono un po’ estranei. Significativo è il fatto che nelle sere d’estate l’unico punto vivo e di aggregazione siano le strutture del parco della Parrocchia a partire dal provvidenziale Baretto. Siccome subiamo questo handicap l’invito è quello di invertire la rotta sentendo la Parrocchia come qualcosa di proprio che sta a cuore, che tocca la propria carne. Perché senza comunità la fede fatica a stare in piedi, non cresce, non si aggiorna, rinsecchisce. Questo malgrado la comunità parrocchiale abbia dei limiti, come li ha ogni aggregazione, famiglia compresa. Si fa comunità nella preghiera, nell’Eucaristia (soprattutto!!!), partecipando alla catechesi ma anche in altri modi: partecipando ad una gita, ad un pranzo comunitario, alla festa patronale. Si fa comunità leggendo per intero l’Amico, interessandosi delle faccende parrocchiali, frequentando con assiduità, stringendo nuovi legami. Probabilmente per questo più non c’è da inventare niente. Basta approfittare di quello che c’è già. Ci proviamo? Mi auguro proprio di sì! don Giampaolo